venerdì, 29 gennaio 2010

Moltiplicarsi, sottrarsi e mettere ordine

"Pensando, mi sono creato eco e abisso. Approfondendomi, mi sono moltiplicato." Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares

Io, invece, nell'approfondirmi mi sono sottratta: ho tolto tutte le persone che non sono, tutte quelle che sarei potuta essere, ho delineato contorni più netti e spazi (Pizzetti dice che nella progettazione di un giardino i vuoti sono altrettanto importanti dei pieni, ma, aggiungo io, dovrebbero essere in un armonioso equilibrio, no?). Ciononostante spesso mi sento indefinita.

In una puntata di Scrubs una delle protagoniste ha chiesto al suo superiore come si scinde la vita privata da quella lavorativa, e lui ha risposto: "Metti ordine nella tua vita".

...

Da dove si comincia?

giovedì, 28 gennaio 2010

Atleti

"Sono stato un genio in qualcosa di più che nel sogno e in qualcosa di meno che nella vita. La mia tragedia è questa: essere l'atleta che è caduto un attimo prima del filo di lana, mentre guidava la corsa." Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares

mercoledì, 27 gennaio 2010

Questa è l'acqua

"Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: - Salve, ragazzi. Com'è l'acqua? -. I due pesci giovani nuotano un altro po', poi uno guarda l'altro e fa: - Che cavolo è l'acqua?".

wallace.jpgPerchè sono timida, davanti a poderose scritture di scrittori tragicamente arresisi, mi fermo. Ci giro attorno e tento l'approccio da un'altra angolazione, dimessa, poco visibile e forse più semplice: i racconti. E di lui... beh, di lui avevo sentito che si odia o si ama. Non è facile seguire la sua penna che conduce, spiazza, smarrisce, ritorna, ostacola, interrompe. O i concetti filosofici, esistenziali, contemporanei, drammatici, ironici, dissacranti. Non è facile, ma niente di ciò che ami lo è.

Ho pianto da qui all'eternità leggendo Solomon Silverfish, ho riso da qui all'eternità con Ordine e fluttuazione a Northampton (il mio cane faceva la stessa cosa [annusare i genitali di qualsiasi essere vivente di sesso femminile, n.d.r.]), ho rimuginato da qui all'eternità sul motivo per il quale la gente che pensa troppo e non sa scegliere a cosa pensare si spara alla testa (ma lui si è impiccato, ha scelto di non parlare?), ho conosciuto persone sul pianeta Trillafon.

Consigliare o regalare Wallace, equivale a riavere il libro scagliato con violenza sulla propria testa alla prima occasione buona, oppure a essere visti in modo diverso da persone che vi credevano ordinari lettori snob. Perciò non lo faccio. Decidete voi se leggerlo. Decidete voi come vederlo. Decidete chi essere. Da queste parti, credo, sentirete ancora parlare di lui.

David Foster Wallace, Questa è l'acqua

Tit. orig.: Solomon Silverfish; Other Math; The Planet Trillaphon As It Stands in Relation to the Bad Thing; Crash of '69; Order and Flux in Northampton; This is Water

Qui su Anobii.

"Se siete automaticamente certi di sapere cosa sia la realtà e chi e che cosa siano davvero importanti - se volete operare in modalità predefinita - allora anche voi, come me, probabilmente trascurerete tutte le eventualità che non siano inutili o fastidiose. Ma se avrete davvero imparato a prestare attenzione, allora saprete che le alternative non mancano. Avrete davvero la facoltà di affrontare una situazione caotica, chiassosa, lenta, iperconsumistica, trovandola non solo significativa ma sacra, incendiata dalla stessa forza che ha acceso le stelle: compassione, amore, l'unità sottesa a tutte le cose. Misticherie non necessariamente vere. L'unica cosa Vera con la V maiuscola è che riuscirete a decidere come cercare di vederla. Questa, a mio avviso, è la libertà che viene dalla vera cultura, dall'aver imparato a non essere disadattati; riuscire a decidere consapevolmente che cosa importa e che cosa no. Riuscire a decidere che cosa venerare... [...] La Verità con la V maiuscola riguarda la vita prima della morte. Riguarda il fatto di toccare i trenta, magari i cinquanta, senza il desiderio di spararsi un colpo in testa. Riguarda il valore vero della vera cultura, dove voti e titoli di studio non c'entrano, c'entra solo la consapevolezza pura e semplice: la consapevolezza di ciò che è così reale e essenziale, così nascosto in bella vista sotto gli occhi di tutti da costringerci a ricordare di continuo a noi stessi: "Questa è l'acqua, questa è l'acqua; dietro questi eschimesi c'è molto di più di quello che sembra". Farlo, vivere in modo consapevole, adulto, giorno dopo giorno, è di una difficoltà inimmaginabile. E questo dimostra la verità di un altro cliché: la vostra cultura è realmente il lavoro di una vita, e comincia... adesso. Augurarvi buona fortuna sarebbe troppo poco."

martedì, 26 gennaio 2010

Parameci parabolici

"Immaginate la scena. É il 1968. Barry Dingle, che lavora al lume di neon nel laboratorio seminterrato di Skeat, è chino sullo speciale microscopio che a lui, a Dingle, serve per dare fuoco unitario e scevro da ciglia a un certo vetrino. Ha il camice bianco e le infradito. Usa il microscopio per osservare l'attività di alcuni normalissimi batteri, i parameci, in una goccia di saliva presa dalla bocca di un paziente affetto da melanoma. I batteri nuotano senza meta, impegnati in qualche attività. Dingle li osserva. Poi così, per capriccio,

     Per capriccio, si badi bene, dice,

     toglie il vetrino dal fermo, lo gira, lo infila di nuovo, e di nuovo si china a osservare. Nota qualcosa di strano nei movimenti dei batteri. [...]

Dingle, nel passato, nel laboratorio, si entusiasma. Gira di nuovo il vetrino del microscopio. Guarda. Ma certo. I batteri nuotano verso nord. Non senza meta. Non dove capita. A nord. Senza meta solo se li guardi da un'unica angolazione. Giri il vetrino e gli astuti batteri sterzano di botto a destra e a sinistra, puntando di nuovo a nord. [...]

A nord, dice Dingle. Nuotano verso nord. Avvertono la trazione effimera di qualche profonda calamita geologica. Seguono il suo richiamo. [...]

Un'intuizione basata sulla prospettiva e nata per puro capriccio, era questa la cosa entusiasmante, dice. Mi spiego? Guardi da una sola angolazione: le cose sembrano senza meta, disordinate. Domina la fluttuazione. Modifichi l'angolazione: illuminazione. Schema. Ordine.

Il suo amore cala di scatto una bandiera a quadretti.

Guardi una cosa da una varietà di prospettive, dice Dingle; ricevi stimoli anche solo da due angolazioni completamente diverse: vedi le cose sotto una luce del tutto nuova, in potenza. [...]

É stato entusiasmante, dice Dingle sottovoce.

Peccato che è stato Skeat a metterlo nero su bianco, dice Megala. Ci ha rimediato pure un Guggenheim. A Dingle, invece, manco uno straccio di riconoscimento. Skeat gli ha rifilato la fregatura accademica. La grande inculata.

Dingle fa un sorriso timido. I riconoscimenti non contano. É l'intuito che conta. L'epifania sotto le luci fredde. Ero fuori di me dalla gioia, quella notte."

David Foster Wallace, Ordine e fluttuazione a Northampton, in Questa è l'acqua

Sbornie di vita

"Ognuno ha il suo alcool. Io ho alcool abbastanza nell'esistere. Ubriaco di sentirmi, mi aggiro e cammino con sicurezza. Se è l'ora, rientro in ufficio come qualsiasi altro impiegato. Se non è l'ora d'ufficio, vado al fiume a guardare il fiume, come una persona qualsiasi. Sono uguale. E al riparo di questo fatto, cielo mio, mi faccio costellazione di nascosto e ho il mio infinito." Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares

lunedì, 25 gennaio 2010

Rocche e palazzi

"Agire, ecco la vera intelligenza. Sarò quel che vorrò essere. Ma devo volere ciò che sarà. L'esito è nell'avere esito, e non nell'avere condizioni di esito. Dappertutto, in ogni vasta terra, esistono condizioni palazzesche. Ma dove sarà il palazzo se non viene costruito?". Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares

Anch'io costruirò il mio palazzo. Ma, conoscendomi, sarà una rocca circondata da un profondo fossato brulicante di famelici coccodrilli. Avrà vista sull'abisso e sarà inanellata da un cerchietto di nubi a riempire il cielo, poichè non mi piace così blu. Un unico ponte levatoio con parola d'ordine risultante da un astruso indovinello. A pensarci bene somiglierà al Castello di Andraz.

Dentro ci sarà un giardino, e nessuno lo saprà.

andraz.jpg
Livinallongo, Castello Buchenstein di Andraz

venerdì, 22 gennaio 2010

Mi manca la ragazza di New York

E mi manca Penny. E soprattutto mi mancano le parole, tanto che nemmeno in quelle degli scrittori mi ritrovo. Dovrei leggere la Woolf, lei mi contagia e mi rende diversa. Invece sto con Wallace e non mi fa così bene, soprattutto con questo libro e la sua visione realista dell'umanità, in cui le persone sono così prese da se stesse da non vedere il mondo. Diceva di resistere, ma lui mica ce l'ha fatta.

Il mio luz non sarà un osso, di questo ne sono certa, sarà il cuore, anche se non ci credete.

martedì, 19 gennaio 2010

Quando la notte

"É la regina della neve, abita nei crepacci. Se un uomo è solo si scongela, fa un figlio con lui, poi torna nei ghiacci."

copj13.jpgLa montagna ha un nome di donna, ma è maschile, fredda, spietata e sola. Credo di aver letto questo libro con occhio diverso da quello di una normale lettrice della Comencini: sono una montanara e conosco bene quel tipo di solitudine, cercata, amata, odiata, la scontrosità, lo spirito di adattamento, il fisico asciutto, resistente e muscoloso, come il cuore, che si nasconde. L'intolleranza a ciò che modifica abitudini e tradizioni, l'insofferenza per il chiasso dei turisti che parlano solo di cibo, che non sanno guidare nella neve, non sanno camminare, respirare, non sanno nemmeno parlare con un tono di voce moderato, devono sempre farsi sentire. Il dolore vissuto nella segretezza della propria intimità, mai condiviso, mai rivelato, per temprare lo spirito e l'anima che verrà restituita alle rocce e ai ghiacci.

Marina, una giovane madre inesperta e insicura, porta in vacanza il figlio che ha bisogno di aria pura, un figlio voluto e non voluto, amato e odiato. Sarà un incidente casuale o causato che la condurrà ad essere madre davvero e a conoscere un burbero montanaro dal passato difficile, che la terrà in pugno conoscendo il suo segreto.

Un gioco di forze, una lotta tra stambecchi per odiarsi, amarsi, uccidersi e ritrovarsi, aversi col pensiero mentre ognuno vive la vita così come era iniziata.

Una scrittura semplice ed essenziale, sembra uno schizzo cinematografico più che un romanzo, un tratteggio di linee chiaroscure che formano un cerchio che non si chiuderà mai.

Cristina Comencini, Quando la notte

Qui su Anobii.

  

"Ora lo so, la vita che viviamo tutti, che scegliamo dopo averci ragionato bene, è uno schifo. [...] Sei al posto giusto in quei momenti. Ma non ti nascondi la verità. Se la partenza della tua vita fosse stata diversa, tu saresti già andato da lei."

lunedì, 18 gennaio 2010

Conifere

"Non c'è nulla di più fragile dell'equilibrio dei bei luoghi. Le nostre interpretazioni lasciano intatti persino i testi, essi sopravvivono ai nostri commenti; ma il minimo restauro imprudente inflitto alle pietre, una strada asfaltata che contamina un campo dove da secoli l'erba spuntava in pace creano l'irreparabile. La bellezza si allontana, l'autenticità pure." Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano, seguite da Taccuni di appunti

Pizzetti, in uno dei suoi scritti, si chiedeva come mai ci fossero così tante conifere nei nostri giardini al posto di piante autoctone e spoglianti, e come mai tali giardini venissero definiti "belli" se si staccavano dal paesaggio, invece di armonizzarsi come nella tradizione giapponese. Ecco, probabilmente quella concezione di bellezza si è affermata con l'ascesa della borghesia e con la necessità di distinguersi dal mondo circostante per apparire diversi: le piante spoglianti sporcano, e in ogni momento tutto doveva essere una meravigliosa fotografia, non un organismo vivente in evoluzione. Ma il giardino, l'anno solare, la vita, sono formati da quattro atti: primavera, estate, autunno, inverno.

Il concetto di bellezza autentica fatica a passare, è difficile capire cosa sia, così in un paesaggio, tanto più in un essere umano, in un sentimento, in un rapporto. Credo sia un "ritorno", consapevole e voluto, una rinuncia, sia alla distinzione che all'originalità, la certezza di fondersi nell'armonia e di non essere più un unico individuo, ma una parte del tutto. Solo un occhio attento potrebbe rilevare la mancanza, sparire senza lasciare traccia ha fascino. Ma tutti vogliono lasciare il segno.

Nel mio giardino ci sono conifere: vivo in un bosco. E una quercia secolare segnalata sui libri degli alberi monumentali d'Italia. Si spoglia, con eleganza e lentezza, lasciando le vesti ai suoi piedi. E non è mai stata così bella.

Non piantate conifere nei vostri giardini.

Non siate conifere, lasciatevi spogliare.

   

"- [Per scrivere necrologi bisogna usare molti eufemismi].

- Che eufemismo useresti per me?

- ...era... "disarmante".

- Non è un eufemismo.

- Lo è."

Da Closer

giovedì, 14 gennaio 2010

Il giocatore

copj13.jpgAi tempi dell'università non perdevo una puntata della trasmissione mattutina di Marco Baldini su radio Deejay: mi svegliavo con lui e sempre con lui pranzavo quando conduceva Baldini Ama Laurenti all'una. Mi piaceva la sua ironia e avevamo gusti musicali simili. L'amica della mia coinquilina ne era innamorata persa, tanto da trascinarci in discoteca per vederlo quando faceva serate in zona, e restare immancabilmente delusa: arrivava tardi, diceva due sciocchezze, organizzava il trenino con i presenti e poi se ne andava. Non era come alla radio, era un uomo qualunque con la testa da un'altra parte. Poi è scappato da Milano e non se n'è saputo più nulla fino a che è ricomparso a Roma accanto a Fiorello. E la confessione della dipendenza da gioco d'azzardo e la marea di debiti collezionati. Ne ha parlato ovunque: alla radio, alla televisione, in questo libro autobiografico e nel film che ne è seguito (Il mattino ha l'oro in bocca, con Elio Germano e Laura Chiatti). L'impressione che ha dato non è stata quella di un uomo rinsavito che utilizzava se stesso come ammonimento, ma quella di chi aveva un disperato bisogno di soldi (e di scappare) e "usava" un mezzo qualunque per ottenerli in modo più veloce e pulito rispetto a quanto aveva fatto prima.

Il libro si legge facilmente (si fa leggere) e a chi, come me, ai tempi ascoltava radio Deejay farà tornare in mente tanti ricordi, nonostante la poca musica in sottofondo.

Baldini ripete spesso che se non avesse dilapidato la vita con il gioco forse sarebbe diventato un presentatore famoso come Carlo Conti, Luca Laurenti o Amadeus. Forse, o forse no. Se avessi studiato scienze politiche, ora, sarei un ministro? Ha solo fatto ciò che amava fare: giocare con il destino. Perciò nessuno si illuda, non è detto che abbia smesso.

Marco Baldini, Il giocatore (ogni scommessa è un debito)

Qui su Anobii.

Tutti gli articoli