mercoledì, 29 luglio 2009

...

"Noi eravamo come pazzi e attraversammo tutte le fasi dell'amore: e se in amore si può inventare qualcosa di nuovo, noi lo inventammo. E il piacere che provavamo era tanto più grande perchè non lo avevamo mai conosciuto, e non ci stancavamo mai."

Abelardo ad Eloisa

lunedì, 27 luglio 2009

Uomovivo

"Solo quando si naufraga veramente, si trova quello che si vuole davvero. Quando si naufraga su un'isola deserta, non ci si sente affatto in un deserto."

chesterton.jpgQuando soffia il vento i cani stanno col naso all'insù perchè sanno che porta sempre qualcosa. E infatti è proprio il vento che travolge una tranquilla pensione sulle colline londinesi, portando un uomo con un abito verde e una borsa gialla. É Innocent Smith (un nome un programma), che con le sue stranezze, bizzarrie e frasi nonsense, chiassoso maldestro e innocente come un bambino, scatenerà un putiferio e contagerà le vite di tutti gli abitanti.

Si arrampica sugli alberi, beve il the sui tetti, chiede a una donna di sposarlo dopo un'ora che l'ha conosciuta, ride, salta, gioca. Cos'ha di diverso dagli altri? Semplice, è un uomo vivo e artefice del proprio destino. Qualcuno lo considera un folle, qualche altro lo imita: gli inquilini della pensione trovano il coraggio di parlare, di manifestare i propri sentimenti (tre matrimoni stabiliti nel giro di pochi minuti dopo aver passato anni a tacere), di ballare... fino a che non arriva la ragione (impersonata da due medici) e l'accusa di essere un malfattore e assassino.

Ci sarà un processo casalingo (la parte più esilarante, noiosa, lunga e filosofica del libro) che batte e ribatte, sconvolge e ribalta continuamente le cose: "Egli ha preso in esame solamente un aspetto della psicologia dell'omicidio. Se è vero, come dice, che c'è un particolare individuo che ha una naturale tendenza a uccidere, non è forse altrettanto vero...", e qui abbassò la voce con tono insinuante, "non è forse altrettanto vero che esistono individui che hanno una naturale tendenza a essere assassinati?". Innocent spara alle persone che sono già morte dentro e le riporta alla vita.

Percepire di nuovo il tempo, assaporare la meraviglia infantile del mondo, essere liberi: essere vivi.

Romanzo complesso, piacevole e divertente, a tratti di difficile lettura. Non scoraggiatevi, arrivate fino alla fine.

Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo

Tit. orig.: Manalive

Qui su Anobii.

 

"So che c'è un individuo di nome Smith", diceva loro in quel suo modo strano, "che vive in una di queste case alte in questo quartiere. So quanto lui sia veramente felice, ma non mi capita mai di coglierlo in flagrante felicità."

Voglio una flagrante felicità, anche solo per un attimo, ma che sia flagrante (e fragrante).

venerdì, 24 luglio 2009

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"Attaccatevi all'uomo che guarda fuori dalla finestra e tenta di capire il mondo. Tenete invece le distanze dall'uomo che guarda dentro alla finestra e che pretende di capire voi."

G.K. Chesterton, Uomovivo

giovedì, 23 luglio 2009

La luce più bella

"La luce più bella che abbia in mente? Quella del bosco, in una giornata di sole. [...] Perchè il bosco è attraversato da lame di luce, ma è ricco di zone d'ombra e di penombra. [...] Luce, forte, là dove ce n'è bisogno, ma non ovunque. Guardare gli oggetti e gli esseri umani riesce meglio." Piero Castiglioni, Il sole nel bosco offre la più bella penombra, Repubblica, 2001/04/05, p. 33.

Il bosco mi somiglia.

bosco02.jpg

mercoledì, 22 luglio 2009

Ancora sul vento e sui millepiedi perplessi

"Ero completamente ignaro di dove posasse il mio corpo, o di cosa vi fosse al di sotto dei miei piedi. Così fui sbattuto qua e là lungo il vento, come paglia secca e foglie cadenti da un albero. Infatti, ignoravo se il vento procedesse su di me o se io cavalcassi sul vento." Lieh-tzu, via qui.

L'incoscienza di sé deve essere una delle più belle sensazioni che esistano. Qualcuno la paragona all'ubriachezza, qualche altro alla spontaneità dei bambini. In tutti i casi è qualcosa che prima o poi finisce: forse è proprio questo il suo valore.

Allora mi chiedo se anche il non voler ragionare sull'amore sia una sorta di volontà di incoscienza, perchè talvolta è bello non sapere se è il vento che ci porta o se lo cavalchiamo. O, magari, sapere se è l'uno o l'altro, ci porterebbe alla fine.

Il millepiedi era felice, tranquillo,

Finchè un rospo non disse per scherzo:

"In che ordine procedono le tue zampe?"

Questo arrovellò a tal punto la sua mente,

Che il millepiedi giacque perplesso in un fossato,

Riflettendo su come muoversi."

   

A margine segnalo che, grazie ai solerti e bravissimi tecnici di Virgilio, ora il ring funziona perfettamente. Chi lo desidera può iscriversi e per chi non ha un blog, c'è la possibilità di inserire dei post per scrivere pensieri, racconti, recensioni, sottolineature od altro.

martedì, 21 luglio 2009

Di navigatori, di poeti, di lettori, di avvocati e di tesori inaspettati

Riprendo temporaneamente il post precedente e un'asserzione di Alexandra in particolare: per scrivere un blog ci vuole coraggio. Credo di aver capito cosa intendesse dire, ora vado oltre e ci aggiungo due elementi necessari: la coerenza e la costanza.

Ci sono tanti tipi di blog (in questo caso nell'infinito mare della rete pesco quelli di utilità e quelli personali), e ci sono altrettanti motivi che portano ad aprirli: se quelli utili devono essere costruiti in funzione dei lettori, quelli personali sono ad immagine e somiglianza dei creatori (e tali dovrebbero restare, pur seguendo i cambiamenti interiori ed esteriori dei protagonisti). Poi certo, ci sono gli ibridi, e il mio è uno di questi (a pensarci bene tutta la mia vita è un ibrido).

Ci vuole coraggio per assumersi la responsabilità di occuparsi di qualcosa (soprattutto di se stessi); ci vogliono coerenza e costanza poichè tutto quello che si dà, bisogna continuare a darlo ed essere sempre all'altezza: i lettori si fidelizzano, prendono abitudini e hanno aspettative.

Ci vuole coraggio anche e soprattutto per parlare a se stessi di se stessi, e per aprirsi agli altri (non voglio entrare nell'argomento mitomani o cercatori d'attenzione semplicemente perchè, da una parte la doppia vita dura poco e stanca un po' tutti, dall'altra hanno fatto il loro tempo e hanno scelto altre forme di comunicazione). E anche qui ci vogliono costanza e coerenza. Per tutto questo, il motivo principale per il quale ad un tratto vengono chiusi i blog è che il redattore non lo sente più suo: ha iniziato per se stesso ma poi, vuoi per le risposte avute, vuoi perchè davvero in quel momento non ha bisogno di scrivere o non ha nulla da dire, si obbliga a farlo per i lettori. Ma non è più lui e il blog cessa la sua funzione.

Sono sbandate che prendiamo tutti: a volte torniamo in carreggiata, a volte no.

La mia scelta, quella di cercarmi nei libri e di usarli come filtro quando mi ci ritrovo, mi mette al riparo da molte cose ed è forse immaturo e opportunista farlo, sia dal punto di vista del lettore che dal mio. É una presa di distanza e un tenere a distanza. Questa linea di condotta mi mantiene coerente e più o meno costante a seconda dei periodi, però è una mancanza di coraggio. Non verso il lettore, che qui passa per amicizia, o per trovare qualche spunto, ma verso me. É infantile non voler scrivere per non leggersi, è infantile "usare" le parole degli altri. Però è così, è questo lo scopo dei miei percorsi di lettura, e lo si percepisce, credo: è conoscermi davvero, è conoscere davvero il mondo. I miei occhi guardano attraverso gli occhi degli altri, ma solo in parte, poichè vanno oltre, vedono da altre prospettive. E vivo esperienze simili ai personaggi, ma vado oltre.

Mi rimproverano spesso di non parlare in modo diretto di me, e non solo qui. Ma nella vita, quand'è che si può dire di essere davvero se stessi se nemmeno ci si conosce, e perchè dimostrarlo, e come, con le parole? Le mie? E perchè farsi conoscere fino in fondo, perchè far sapere tutto, per essere trasparenti? Congruenti? E a chi interessa? Quello che dico non potrà mai essere la realtà ma una rappresentazione della stessa, e allora preferisco che chi mi incontra, chi mi parla, mi interpreti, mi crei o mi distrugga a suo piacere. Forse così si avvicina veramente a quello che sono (forse, e se lo farà, non lo saprà). E poi, ho un concetto magari distorto della dignità, ma un'alta stima.

Probabilmente l'avvocato non lo ricorderà, sarà passato un anno, ma un nostro scambio di battute sulla recita della vita, sul Cyrano che alberga in noi, mi ha reso migliore.

É un dolce affanno quello di scrivere, è dolce anche vivere, tutto sommato. Dico che leggo molto per impedirmi di farlo (scrivere o vivere? A voi la scelta), in parte è vero, in parte no. Non mi piace che una persona che prova sensazioni simili si identifichi in me, adoro invece che si ritrovi in un eroe o antieroe (è più simpatico e umano, quasi sempre), in un protagonista o in un antagonista. In quel modo è portato ad agire ed ha una sua individualità.

É anche questo il pericolo del blog quando si diffonde e diventa importante: l'aspettativa, l'identificazione, l'ammirazione, l'imitazione. Ma soprattutto la spersonalizzazione.

Non ho alcuna autorità nè competenza per parlare di ciò di cui parlo, se non di me (a anche lì...). Ci sono, dietro tutte queste pagine, ci sono, dietro le citazioni, ci sono, dietro le copertine. Ci sono sempre. Ogni volta che mi leggete mi fate un po' vostra, mi interpretate, mi cercate, mi trovate e mi capite. Io faccio lo stesso e non mi possiederò mai e non mi conoscerò mai fino in fondo. Mi cercherò sempre.

E qualche volta mi scapperà la penna e Cyrano si paleserà con il suo nasone e Cristiano resterà senza parole e Rossana si stupirà. Ma poi tornerà nell'ombra, dietro le quinte, quello è il suo posto, dove prende tutto il coraggio che gli serve per... amare. (La vita? Le persone? Se stesso? Scegliete voi).

   

Ale, ho divagato e sono andata oltre, ma ti ho capito. E ho fatto tesoro di quello che hai detto. E come tutti i tesori, la paura di perderli li fa tenere sotto chiave, però arriva un momento in cui occorre aprirli e usarli. Grazie.

lunedì, 20 luglio 2009

Probleme Probleme

Il pomeriggio dalla parrucchiera offre sempre piccoli spunti di riflessione: sarà che è uno dei pochi posti prettamente femminili che frequento, ma le donne in branco sono piuttosto comiche. Una volta ho passato un paio d'ore a sentire disquisizioni sul modo di russare dei rispettivi mariti. Sabato invece l'argomento di conversazione erano i bambini, visto che un paio di clienti avevano appena partorito. Su una rivista c'era un articolo di Crepet su come essere bravi genitori: non diventare amici dei figli; non assumersi il compito di svegliarli al mattino per responsabilizzarli; non fare i compiti insieme e non passare ore a sentirli ripetere le lezioni; non diventare la loro banca a fondo perduto e non fare gli autisti. Già, gli autisti... Ad un tratto è squillato il telefono: uno dei mariti chiedeva se la sua signora era pronta per poterla venire a prendere. E poco dopo un altro ha fatto la stessa cosa. Forse non sono solo i figli ad essere viziati, oppure sarà che gli uomini amano fare lo chauffeur.

Comunque, io ci ero andata a piedi e quando sono uscita la pioggia ha disfatto tutto il lavoro di quelle manine capaci. Come nel racconto Probleme Probleme di Ingeborg Bachmann, dove la protagonista, fresca di messa in piega, scoppiava a piangere sotto un violento temporale. Mi pare finisse così, con lei che piangeva e i capelli che scendevano come lacrime. Ricordo che piaceva moltissimo al mio professore di letteratura tedesca, sembrava così semplice e invece conteneva tanti risvolti psicologici e una tesi che lui aveva fatto sua: le donne bruttine sperano che il tempo le aiuti abbruttendo gli altri, ma aspettano invano perchè inghiottirà anche loro. Beh, lui è un uomo affascinante e ha una moglie bellissima, ma il tempo è avido e forse le bruttarelle hanno qualcosa in più: sono preparate ed abituate agli sguardi che fuggono.

"A una donna i vestiti non stanno mai così bene come quando sembrano andarle bene per caso". G.K. Chesterton, Uomovivo

venerdì, 17 luglio 2009

...

"Capii che quando si ama, nei propri ragionamenti su questo amore bisogna partire da qualcosa che sta più in alto, che è più importante dei concetti di felicità o infelicità, di peccato o di buona condotta nelle loro accezioni correnti o non bisogna ragionarci affatto." Anton Cechov, I racconti della maturità, via qui.

...non bisogna ragionarci affatto...

e tuttavia...

mercoledì, 15 luglio 2009

...

"La vedo piuttosto occupata", disse Arthur, stranamente imbarazzato per quello che aveva visto, e desideroso di mostrarsi invece disinvolto.
"Non c'è tempo per sognare, a questo mondo", rispose la ragazza senza voltarsi.
"Ultimamente mi viene invece spesso da pensare", disse Inglewood a voce bassa, "che abbiamo troppo da fare, e che non ci sia nemmeno il tempo per svegliarsi".
Lei non rispose, e Inglewood s'avvicinò alla finestra, guardando fuori nel giardino.
"Io non fumo e non bevo, lei lo sa", cominciò a dire, parlando del tutto a sproposito, "perché penso che siano delle droghe. Ma ho l'impressione che anche tutti gli hobby, come usare la mia macchina fotografica e andare in bicicletta, siano anch'essi una droga. Nascondermi sotto un telo nero, in una camera oscura... o comunque in un buco. Drogarmi con la velocità, la luce del sole, la fatica e l'aria fresca. Pedalare così veloce in bicicletta tanto da trasformarmi anch'io in una macchina... Questo è il problema di tutti noi: siamo troppo occupati per svegliarci".
"Bene, belle parole", gli rispose perentoria la ragazza, "ma svegliarci per che cosa?"
"Ci deve essere", esclamò Inglewood, voltandosi con una singolare esaltazione sul viso, "ci deve essere qualcosa per cui svegliarsi! Tutto ciò che noi facciamo non è altro che un preparativo... la sua accuratezza, la mia igiene personale, gli apparecchi scientifici di Warner. Noi ci stiamo sempre preparando per qualcosa... qualcosa che non viene mai. Io ventilo la casa, e lei spazza la casa; ma cosa mai potrebbe succedere, in questa casa?"
Lei lo stava guardando tranquillamente, ma con occhi interessati, e sembrava stesse cercando una parola che non riusciva a trovare.

Gilbert Keith Chesterton, Uomovivo

La troverà la parola, le capiterà tra le mani attraverso un vento inaspettato che stravolgerà tutto.

Svegliarsi per essere vivi.

martedì, 14 luglio 2009

Venti

scansione0002.jpg
L'ho riportato perchè è l'incipit di questo bellissimo libro, e perchè quel vento un giorno aveva sospinto il profumo gelido delle foreste verso l'ebbrezza fredda del mare, mescolandoli, e unendo per un attimo le loro labbra di more selvatiche e pini mediterranei. Niente era freddo.

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