martedì, 09 febbraio 2010
Eteree radici aeree alimentate da bernoccoli
Ci sono periodi in cui non parlo e non scrivo, come se si fosse inceppata la carta nel cervello. Non sono vuoti, ma pause per riordinare parole che hanno perso significato. Poi basta un niente, come un krapfen con Penny, perchè tornino a scorrere e a svuotare quei traboccanti sacchetti mal legati che avevano riempito.
O come il ritorno di un'amica d'infanzia, conservata nel freezer di nome Berlino, che mi ha ricordato che il denominatore comune del nostro gruppo è stato (e sempre sarà?) quello di viaggiare, di non avere patria nè radici, fisicamente e mentalmente. Io lo faccio risalire ai corsi di psicomotricità cui ci avevano obbligato a scuola per quietare le inquietudini che, nessuno sapeva, trovavano naturale sfogo nell'incontrarsi nella soffitta di casa mia a scrivere lettere e racconti da stipare in una vecchia gabbia per uccelli appesa alla finestra: nei giorni di vento aprivo la porta e li facevo volare via. Così siamo diventati una generazione di scrittori, e alcuni devo dire che lo fanno anche bene (su una rivista ho letto che gli attuali trentenni sono una generazione affettivamente disorientata..., ci hanno mai letto?). Tra l'altro, da quei corsi non avevo fatto altro che rimediare un gran bernoccolo battendo la testa contro il muro, cosa che mi ha regalato un giorno di celebrità avendolo trasformato in qualcosa di fantascientificosmagorico (perdonatemi, ma sono cresciuta con il satanarchibugiardinfernalcolico Grog di Magog) mostrandolo a chiunque mi si presentasse davanti.
O come sentire Charlotte Gainsbourg (che ho sempre amato) che, intervistata da un lacchè televisivo, raccontava una profonda verità vissuta sulla mia pelle: quando, dopo un incidente, torni a vivere, ti riprometti di cambiare, di goderti di più la vita, di essere migliore, e per un po' ci riesci. Poi, trascorsi pochi mesi, si dissolvono le paure e torni ad essere quella di prima: dimentichi chi vorresti essere, chi sei e chi non potresti essere più.
O come le annuali quattro chiacchiere che oggi farò con il mio mentore, proprio adesso che ne ho bisogno, proprio ora che posso dirgli che sì, ho fatto del mio meglio, che devo a lui la facoltà di scelta, la capacità di porre attenzione, la calma per pensare, e soprattutto la gratitudine per non avermi mostrato la luce o indicato la via, ma per avermi ascoltato nonostante sia mezzo sordo e badenpowellianamente avermi detto di lasciare il mondo un po' meglio di come l'ho trovato. Spero che il bene che mi ha fatto lo porti a salire di uno scalino più in alto quando arriverà da San Pietro (con cui, conoscendolo, attaccherà brighe). In tutta la nostra storia, l'unico complimento che mi abbia mai elargito è stato che in un mondo di zombie io non lo sono. É sempre un gran signore, ma non ditegli che gli voglio bene, potrebbe trasformarmi nella sposa cadavere.
O come accidenti, i casi della vita, avere tre o quattro libri di argomento disparato aperti sulla scrivania ad una pagina in cui si parla di valori. Ne ho fatto una lista, sono quelli che guidano i miei comportamenti, che mi portano alla coerenza, al fare del mio meglio, a scrivere o a tacere, a tentare di essere migliore dopo un incidente, a non mettere radici troppo profonde in luoghi o persone, ma abbracciare con i miei rami tutto ciò che scelgo, tutto ciò che sceglie me.
Charlotte Gainsbourg, L'un part l'autre reste
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lunedì, 08 febbraio 2010
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"Per gradini di sogni e stanchezze mie, scendi dalla tua irrealtà, scendi e vieni a sostituire il mondo." Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares
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venerdì, 05 febbraio 2010
Il fucile da caccia
"Tu che eri abituato a sparare col tuo fucile a fagiani e tortore, perchè non hai colpito al cuore anche me?"
É il libro più pulito e lineare che abbia mai letto. Ed è strano perchè parla di qualcosa di vischioso e indefinibile come l'illusione: quella di amare ed essere amato.
La figura di un cacciatore, sicuro di sè, con il fucile ed un cane, è solo apparente, dietro e dentro c'è un segreto. C'è un serpente in ognuno di noi, si manifesta o si nasconde in modo diverso, ma c'è: è l'inganno, o il sapere e tacere. É la solitudine, che non ci abbandona mai.
Se un amore rende malvagi poichè deve essere celato, allora meglio diventare diabolici e nasconderlo al mondo intero. Però, forse non è amore, e di fronte alla morte meglio dire la verità, e riempirsi di colpe.
Intimo e sussurrato.
Inoue Yasushi, Il fucile da caccia
Tit. orig.: Ryoju
Qui su Anobii.
"Amare, essere amato... come sono tristi le azioni umane. Quando ero al secondo o al terzo anno del liceo femminile, durante un esame di inglese vennero fuori alcune domande sulla forma attiva e passiva dei verbi. Colpire, essere colpito; guardare, essere guardato... mischiati tra tanti verbi come questi, ce n'erano due che emanavano una luce speciale: amare, essere amato. Mentre guardavamo con attenzione le domande leccando le matite, a un certo punto da dietro le spalle mi arrivò un bigliettino, che qualcuno aveva fatto girare per gioco. Guardai, c'erano scritte due domande: "Vuoi amare?", "Vuoi essere amata?". E sotto la frase "Vuoi essere amata?", scritti con l'inchiostro o con la matita blu e rossa, c'erano molti cerchietti, mentre nella colonna del "Vuoi amare?" non c'era nemmeno il più piccolo segno di adesione. Anch'io non feci eccezione e aggiunsi il mio cerchietto sotto "Vuoi essere amata?". Perfino le ragazze di sedici, diciassette anni, che capiscono ben poco di cosa quelle parole "amare", "essere amato" possano significare, intuiscono già per istinto che la felicità sta nel fatto di essere amate."
Illuse...
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giovedì, 04 febbraio 2010
Il colore della tristezza
"Lo sapevi, zio, che oltre a quella trentina di tinte che si trovano di solito nelle scatole di colori, il rosso, il blu, eccetera, esiste il colore della tristezza, un colore che le persone possono vedere chiaramente? Dalla storia fra te e la mamma ho imparato che esiste anche un tipo di amore che non riceve, non può ricevere, la benedizione di nessuno. Quello tra te e la mamma era un amore che solo tu e lei conoscevate - e nessun altro. Né la zia Midori né io ne sapevamo niente, e nemmeno i nostri parenti. Non lo sapevano quelli delle case vicine, né quelli del lato opposto della strada, e nemmeno gli amici più intimi. Nessuno doveva sapere. Ora che la mamma è morta, a saperlo sei solo tu. E quando anche tu morirai, non ci sarà nessuno su questa terra che potrà immaginare che sia esistito un amore come il vostro." Inoue Yasushi, Il fucile da caccia
L'amore che fa più male è quello non vissuto. O sprecato. E perduto.
Nello sguardo, visibilmente, resta.
Il cuore continua a farti vivere. Piccolo muscolo smemorato con un senso del dovere smisurato.
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mercoledì, 03 febbraio 2010
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"E il suo lavoro, le piace?" [...]
"Tutto sommato è educativo. Si impara a essere ladri, bugiardi e poeti, tutto contemporaneamente." [...] "E ad amare", avrebbe voluto aggiungere. [...]
"In che senso, a diventare poeti?"
"Diventando sensibili alle cose... Troppo, forse".
Patricia Highsmith, Carol
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martedì, 02 febbraio 2010
Amore
"E se tentassi di vivere?"
La letteratura giapponese richiede tempo, spazio, intimità, pensiero, riflessione. Non è tanto quello che dice, ma ciò che evoca nel profondo il suo valore. Non ho visto alcuna recensione negativa di questo libro, eppure è così semplice, episodi di vita quotidiana vissuti da ciascuno di noi, che ogni giorno ci chiediamo se stiamo amando e chi stiamo amando.
Cos'è l'amore, una persona mai conosciuta, mai avuta? Una persona perduta? Un desiderio di morte che riporta alla vita? Un giardino di rocce? Chi abbiamo accanto, qualcuno che odiamo? Sappiamo veramente chi è e qual è il suo passato?
Non servono tante parole, tutto si comprende. É la poesia che anche nel dolore non ci lascia mai.
Intenso, lascia tracce nell'anima.
Inoue Yasushi, Amore
Tit. orig.: Ai
Qui su Anobii.
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lunedì, 01 febbraio 2010
Viva la bici
Oggi sono andata al lavoro in bicicletta.
So che a molti di voi sembrerà una banale sciocchezza, ma per una costretta a stare ferma 4 mesi è qualcosa di meraviglioso.
Certo, se la strada non fosse una lastra di ghiaccio, se la temperatura non fosse polare e non fossi arrivata con la brina sui capelli, forse sarebbe stato meglio, ma concedersi il lusso di un the alla liquirizia per scongelarsi prima di timbrare il cartellino non ha paragoni.
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Ho detto che è brina quello che ho sui capelli, niente a che vedere con lei

PS: chi non ha capito la battuta clicchi qui
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venerdì, 29 gennaio 2010
Moltiplicarsi, sottrarsi e mettere ordine
"Pensando, mi sono creato eco e abisso. Approfondendomi, mi sono moltiplicato." Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares
Io, invece, nell'approfondirmi mi sono sottratta: ho tolto tutte le persone che non sono, tutte quelle che sarei potuta essere, ho delineato contorni più netti e spazi (Pizzetti dice che nella progettazione di un giardino i vuoti sono altrettanto importanti dei pieni, ma, aggiungo io, dovrebbero essere in un armonioso equilibrio, no?). Ciononostante spesso mi sento indefinita.
In una puntata di Scrubs una delle protagoniste ha chiesto al suo superiore come si scinde la vita privata da quella lavorativa, e lui ha risposto: "Metti ordine nella tua vita".
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Da dove si comincia?
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giovedì, 28 gennaio 2010
Atleti
"Sono stato un genio in qualcosa di più che nel sogno e in qualcosa di meno che nella vita. La mia tragedia è questa: essere l'atleta che è caduto un attimo prima del filo di lana, mentre guidava la corsa." Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine di Bernardo Soares
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mercoledì, 27 gennaio 2010
Questa è l'acqua
"Ci sono due giovani pesci che nuotano e a un certo punto incontrano un pesce anziano che va nella direzione opposta, fa un cenno di saluto e dice: - Salve, ragazzi. Com'è l'acqua? -. I due pesci giovani nuotano un altro po', poi uno guarda l'altro e fa: - Che cavolo è l'acqua?".
Perchè sono timida, davanti a poderose scritture di scrittori tragicamente arresisi, mi fermo. Ci giro attorno e tento l'approccio da un'altra angolazione, dimessa, poco visibile e forse più semplice: i racconti. E di lui... beh, di lui avevo sentito che si odia o si ama. Non è facile seguire la sua penna che conduce, spiazza, smarrisce, ritorna, ostacola, interrompe. O i concetti filosofici, esistenziali, contemporanei, drammatici, ironici, dissacranti. Non è facile, ma niente di ciò che ami lo è.
Ho pianto da qui all'eternità leggendo Solomon Silverfish, ho riso da qui all'eternità con Ordine e fluttuazione a Northampton (il mio cane faceva la stessa cosa [annusare i genitali di qualsiasi essere vivente di sesso femminile, n.d.r.]), ho rimuginato da qui all'eternità sul motivo per il quale la gente che pensa troppo e non sa scegliere a cosa pensare si spara alla testa (ma lui si è impiccato, ha scelto di non parlare?), ho conosciuto persone sul pianeta Trillafon.
Consigliare o regalare Wallace, equivale a riavere il libro scagliato con violenza sulla propria testa alla prima occasione buona, oppure a essere visti in modo diverso da persone che vi credevano ordinari lettori snob. Perciò non lo faccio. Decidete voi se leggerlo. Decidete voi come vederlo. Decidete chi essere. Da queste parti, credo, sentirete ancora parlare di lui.
David Foster Wallace, Questa è l'acqua
Tit. orig.: Solomon Silverfish; Other Math; The Planet Trillaphon As It Stands in Relation to the Bad Thing; Crash of '69; Order and Flux in Northampton; This is Water
Qui su Anobii.
"Se siete automaticamente certi di sapere cosa sia la realtà e chi e che cosa siano davvero importanti - se volete operare in modalità predefinita - allora anche voi, come me, probabilmente trascurerete tutte le eventualità che non siano inutili o fastidiose. Ma se avrete davvero imparato a prestare attenzione, allora saprete che le alternative non mancano. Avrete davvero la facoltà di affrontare una situazione caotica, chiassosa, lenta, iperconsumistica, trovandola non solo significativa ma sacra, incendiata dalla stessa forza che ha acceso le stelle: compassione, amore, l'unità sottesa a tutte le cose. Misticherie non necessariamente vere. L'unica cosa Vera con la V maiuscola è che riuscirete a decidere come cercare di vederla. Questa, a mio avviso, è la libertà che viene dalla vera cultura, dall'aver imparato a non essere disadattati; riuscire a decidere consapevolmente che cosa importa e che cosa no. Riuscire a decidere che cosa venerare... [...] La Verità con la V maiuscola riguarda la vita prima della morte. Riguarda il fatto di toccare i trenta, magari i cinquanta, senza il desiderio di spararsi un colpo in testa. Riguarda il valore vero della vera cultura, dove voti e titoli di studio non c'entrano, c'entra solo la consapevolezza pura e semplice: la consapevolezza di ciò che è così reale e essenziale, così nascosto in bella vista sotto gli occhi di tutti da costringerci a ricordare di continuo a noi stessi: "Questa è l'acqua, questa è l'acqua; dietro questi eschimesi c'è molto di più di quello che sembra". Farlo, vivere in modo consapevole, adulto, giorno dopo giorno, è di una difficoltà inimmaginabile. E questo dimostra la verità di un altro cliché: la vostra cultura è realmente il lavoro di una vita, e comincia... adesso. Augurarvi buona fortuna sarebbe troppo poco."
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